Libri

O CASTA MUSICA

Con interventi di
Stefano Isidoro Bianchi, Mox Cristadoro, Mario De Luigi, Eugenio Finardi, Massimo Gasperini, Tommaso Labranca, gianCarlo Onorato, Matthias Scheller.
A seguito del successo della sua lettera “La Casta Musicale”, pubblicata nel gennaio 2011 da diversi quotidiani/siti/blog e condivisa in Rete da moltissimi utenti, Fabio Zuffanti ha deciso di espandere il discorso in questo libro. O casta musica affronta e prenda di mira quelli che, per l’autore, sono vizi, storture e brutture del mondo musicale italiano.
Nella prima parte (SFOGHI) Zuffanti parla dell’egemonia totale che l’Italia musicale subisce da parte di cantanti famosi e famosissimi, dj, radio, tv, cover band, scuole di musica, talent show, major, indies e quant’altro.
La seconda (INTERMEZZO) E’ dedicata a brevi e caustiche lettere indirizzate ad alcune pop star e presentatori tv.
La terza (APPROFONDIMENTI) da voce ad una serie di addetti ai lavori per ca(r)pire i loro punti di vista sull’argomento.
Il libro si chiude con una serie consigli (carta stampata, radio e web) per una visione di quanto invece di positivo si può trovare per cominciare a sperare.

 


MA CHE MUSICA SUONI?

Questo libro nasce con il proposito di raccontare la genesi e il concepimento del nuovo album solista di Fabio Zuffanti, “La quarta vittima”, un lavoro importante che segna il ventesimo anno di attività del compositore genovese.
Zuffanti è uno dei musicisti più attivi nell’ambito del movimento del Rock Progressivo Italiano, genere dato più volte per defunto ma che puntualmente rinasce dalle proprie ceneri.
Il RPI negli ultimi vent’anni ha goduto di una particolare attenzione, specie da parte del pubblico internazionale. Uno dei principali fautori di questo rinnovato interesse è proprio Zuffanti che dal 1994 porta avanti con costanza e determinazione un lavoro su più fronti, come bassista e compositore in svariate formazioni (Finisterre, la Maschera Di Cera, Hostsonaten e molte altre) e come solista. Lavoro che gli ha permesso di pubblicare quasi quaranta dischi e di presentare in giro per il mondo la sua musica con successo. In un recente articolo sulla pagina culturale di “Repubblica” Zuffanti viene segnalato da Flavio Brighenti come punta di diamante del nuovo corso del prog italiano.
Lo scorso maggio 2013 Fabio comincia a concepire il suo il suo nuovo album da solista “La quarta vittima”, un disco che condensa le sue esperienze musicali di questi vent’anni. Per documentare questo importante passo decide di scrivere un diario giornaliero che possa narrare della realizzazione del cd.
Partendo da ciò molte sono le strade che questa labirintica narrazione ha intrapreso.
Dal lavoro sul disco è stato naturale passare alla storia dettagliata dei vent’anni di musica, dalla musica si è passati alla vita e alle esperienze di tutti i giorni. E qui il libro si è addentrato in sentieri mai toccati prima da Zuffanti con vicende che fanno parte della sua infanzia e adolescenza e che lo hanno portato a essere il musicista e l’uomo che è. Sono narrazioni di fatti intimi e a volte dolorosi; una sorta di viaggio a ritroso nella psiche e nei ricordi che all’autore è sembrato assai utile per focalizzare in pieno la persona che è giunta ai nostri giorni e quelle che sono state le esperienze che lo hanno portato a comporre la musica che ha composto.
In tutto ciò trovano chiaramente ampio spazio le influenze artistiche del compositore. Molti sono i dischi che hanno fatto la storia del rock ad essere analizzati dal punto di vista dell’ascoltatore e del musicista; si parla di Genesis, King Crimson, Van Der Graaf Generator, Pink Floyd, Yes e molti altri. Fabio si addentra inoltre in uno studio approfondito della fase sperimentale di Franco Battiato, parla del suo fondamentale incontro con la psicomagia di Jodorowsky, dell’influenza delle opere cinematografiche di Andrei Tarkowskij, di ispirazione, di Genova (città spesso avara con i suoi figli ma che nonostante ciò emana un fascino al quale è difficile sottrarsi), delle difficoltà di sopravvivere facendo il musicista, di sport, tournée, viaggi, pensieri giornalieri e incontri con uomini più o meno straordinari.
La narrazione si rivela densa di sfaccettature che racchiudono l’universo artistico e umano di Fabio Zuffanti.


PROG ROCK! 101 DISCHI DAL 1967 AL 1980

Arcana edizioni

Prendete uno dei saggisti musicali più preparati ed eclettici in circolazione, e un musicista prog tra i più attivi e rappresentativi della scena italiana (e non solo). Metteteli davanti a un microfono, o una telecamera, e otterrete Astrolabio. Dapprima fortunata trasmissione radiofonica, poi televisiva, ora si materializza su carta trasformandosi in PROG ROCK!: un libro unico, un testo di riferimento, nel quale Storti e Zuffanti scelgono, commentano, analizzano, contestualizzano e raccontano i 101 dischi prog che non possono mancare nello scaffale del vero appassionato. Per i due autori, prog – aggettivo che tende a essere usato con una certa disinvoltura – designa tutte quelle musiche che, a partire dai tardi anni Sessanta, hanno cominciato a espandersi e, contaminandosi con stili diversi, hanno allargato il concetto di pop song, sperimentando arditi accostamenti tra diverse influenze senza il timore di ricercare nuove melodie, armonie, suoni e strutture. Quindi, è progressive tanto il rock sinfonico degli Yes quanto la musica cosmica dei Tangerine Dream, l’hard psichedelico degli High Tide, il jazz-rock dei Nucleus, l’art-pop dei Roxy Music, le favole celtiche di Alan Stivell e molto altro. Il prog, insomma, non come definizione di un genere codificato, quanto come filosofia, modo di essere e approccio a ciò che si suona e si ascolta: qualcosa che ha portato la musica rock a scalare un gradino in più e che ha contribuito ad aprire diverse porte della percezione.
In centouno schede i dischi senza i quali il prog non sarebbe il prog.

RICCARDO STORTI
Docente di Storia della Musica presso l’Università della Terza Età di Genova, è il fondatore e coordinatore del Centro Studi per il Progressive Italiano di Genova. Ha mosso i primi passi nel mondo della saggistica musicale con Aereostella, casa editrice che ha pubblicato diversi suoi volumi su Battiato, De André, Mozart, New Trolls, Vecchioni e, naturalmente, sul progressive rock (Codice Zena e Rock Map).


IL GIORNO SOTTILE

Sin dai primi anni Novanta, parallelamente alla sua attività di musicista, Fabio Zuffanti ha contratto la nobile malattia di annotare in forma poetica pensieri, sensazioni, esperienze, osservazioni e quant’altro. Il tutto in una serie di trasfigurazioni tra sogno e realtà che all’autore piace definire visioni.

Il materiale di questa sorta di antologia è stato scritto in un lasso di tempo che va dal 1992 al 2015, corretto, riveduto, distrutto e ricostruito nel corso del tempo. In questo modo è come se Zuffanti avesse preso lo spunto iniziale e ne avesse allungato il significato, così come si allungava lo spazio che intercorreva dal suo iniziale concepimento. Questo per far si che gli scritti non rimanessero a tutti i costi legati a un’emozione congelata in un determinato punto ma bensì potessero adattarsi al se che mutava nel corso degli anni. “Il Giorno sottile” è una raccolta a tratti onirica, quasi metafisica nel senso dechirichiano del termine, dove la parola sposa un senso ritmico senza intrappolarsi nella costrizione della metrica.